SCARPE VECCHIE DI 60 ANNI PER LO SPORT ITALIANO
Sogno una Legge quadro per lo sport italiano. Chissà quando avverrà e, soprattutto, se avverrà. Si fa sempre più fatica ad appassionare i giovani allo sport praticato, con evidenti ricadute negative anche sulla salute e la crescita complessiva di questi ragazzi. Chissà quando si riuscirà a mettere intorno ad un tavolo il Governo e tutti i soggetti promotori dello sport italiano per arrivare alla formulazione di una Legge che servirà a fare funzionare meglio questo comparto della vita nazionale che muove milioni di persone e migliaia di milioni di euro di fatturato, ma cammina con le scarpe vecchie e logore di più di sessant’anni. L’Italia ha un modello sportivo molto particolare. Salvo un breve periodo in cui c’è stato un Ministero dello sport, il Governo esercita sul comparto sportivo solo una funzione di vigilanza, per lo più tramite un apposito Sottosegretariato. La funzione di governare lo sport è demandata al Comitato Olimpico Nazionale Italiano, cosa che non accade in nessun altro Paese. Questa funzione, attribuita dal Parlamento al CONI nel 1947, è stata confermata... <!--pagebreak-->dal D.L. 15/2004. Poichè non esiste una Legge quadro sullo sport che definisca almeno in che modo la materia sportiva debba essere intesa nel suo insieme e come debba essere regolata dal CONI e dagli altri eventuali soggetti pubblici e privati, lo sport olimpico, quello professionistico e lo sport per tutti convivono nella stessa “casa”. In nessuna parte del mondo il finanziamento allo sport per tutti è gestito – con criteri ampiamente discrezionali – dal sistema olimpico nazionale. Ne deriva uno sbilanciamento di energie e di attenzione a favore dello sport indirizzato alla prestazione di eccellenza a discapito dello sport per tutti, che in Italia è il più esteso e il più strutturato dell’Europa occidentale e, allo stesso tempo, il meno tutelato legislativamente. Una Legge apposita non solo guarirebbe questo potenziale “conflitto di interessi”, ma definirebbe anche come dovrebbero essere usate le “chiavi” della politica sportiva, che la riforma costituzionale del 2001 ha assegnato in toto alle Regioni, «salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla... <!--pagebreak-->legislazione dello Stato». Ormai l’associazionismo dello sport per tutti ritiene che sia giunto il momento perché il legislatore si accorga, traendone le opportune conseguenze, che esiste nel Paese un modello sportivo diverso da quello olimpico e professionistico che ha bisogno di essere riconosciuto, inquadrato e sostenuto nella sua peculiarità e per la sua spiccata funzione sociale. Sulla base di queste considerazioni è bene che sia la “politica”, senza nascondersi dietro l’alibi dell’autonomia dello sport (una favola per ingenui), a dare vita ad un movimento culturale che “rivoluzioni” la concezione sportiva esistente in Italia e il suo sistema sportivo. Fa rammaricare, soprattutto, che questo sport del Terzo millennio non si ponga più il problema di parlare al cuore dei giovani per aiutarli a crescere, preso com’è ad inseguire, quasi ad ogni suo livello, tutto quanto fa business e spettacolo. L’ho detto tante volte: uno sport che trascura o cancella la sua funzione educativa è uno sport che ha rinnegato i suoi valori più autentici e contemporaneamente tradisce la sua mission... <!--pagebreak-->nella società contemporanea. Certo sarebbe bello se, a un tratto, questo sistema ormai così logoro e frammentato, con una generazione di dirigenti “sfinita” ed autoreferenziale, ritrovasse d’incanto la voglia di guardarsi dentro e cambiare le cose che non vanno. La "rivoluzione" per cambiare il sistema può ormai avvenire solo partendo dal basso, da quelle decine di migliaia di società sportive di oratorio, di parrocchia, di quartiere, di piccoli paesi impegnate nella promozione di uno sport che educa e che fa crescere le persone come campioni, ma soprattutto come cittadini. Una mobilitazione di massa, un movimento di idee, progetti e strategie che possa coinvolgere il Governo, il CONI, con tutte le componenti del mondo sportivo, le Regioni, gli Enti Locali, la Scuola, le famiglie e tutti gli altri soggetti interessati alle dinamiche sportive per dare forma ad una Legge quadro che riduca le disuguaglianze nello sport e riscriva l’intero sistema sportivo italiano. Questa è la vera sfida e qui va provata la vera responsabilità del mondo politico e di quello sportivo. EDIO... <!--pagebreak-->COSTANTINI Fonte: PiuVoce.net del 22 Luglio 2010
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